Tore se n'è andato

26 Ottobre 2008

Tore se n'è andato. È tornato alla casa del Padre, come diciamo noi Cattolici. È una verità fondamentale: la nostra vita non finisce sulla Terra, ma siamo fatti per tornare al Padre e risorgere con Cristo. Non è possibile essere Cattolici e non credere questo perché, semplicemente, la nostra Fede non avrebbe senso.

Tore è tornato alla casa del Padre. Senza essere arrivato a compiere 38 anni; senza poter fare gli auguri alla mamma nel giorno del suo compleanno, caduto proprio sabato, il giorno del funerale; senza aver potuto abbracciare sua figlia nel giorno del suo compleanno, che segue di pochi giorni.

Tore se n'è andato in fretta, senza che i suoi amici potessero neanche intuire che cosa stava succedendo. Tore se n'è andato in fretta, Lasciandoci sgomenti e increduli.

Increduli, perché Tore non poteva crollare così, dalla sera alla mattina, no. Lui, così grande e grosso; lui, così forte; lui, spavaldo; lui, a volte anche sbruffone. Lui no, lui era troppo forte per crollare così.

Lui, che ha iniziato da ambulante ed è morto con una posizione rispettabile in una catena internazionale di elettrodomestici, nn senza passare prima per le vendite multilivello e il mettere in piedi un intero albergo ristorante.

Lui, che quando ancora non aveva una macchina è andato a mettersi con Barbara, che stava 200 km più lontano. Anni di autostop e di treni; poi di viaggi sulla Uno col tachimetro staccato; poi sempre meglio, man mano che le cose si mettevano a posto.

E che cavolo, ci metteva la forza, l'impegno, lui! Lui pensava in grande! Poteva morire in tre giorni Tore?

Evidentemente, si.

È tornato al Padre, Tore. E lo ha fatto a modo suo.

Prima di tutto nella Fede, come Beppe ci ha detto durante la Messa. Ancora una volta, il miracolo che invocavamo nella preghiera è stato non una guarigione straordinaria, ma una straordinaria forza che, sono sicuro, ha portato Tore in Paradiso.

Poi, ancora a modo suo, nel giorno dei funerali. Tante persone sono partite da tutta la Sardegna per vederlo andare via. Nel suo ultimo giorno fra di noi ha fatto quello che nessuno di noi, protagonisti di quella stagione eccezionale della Gioventù Francescana dei primi anni '90, sarebbe mai riuscito a fare: farci ritrovare tutti insieme, almeno per un pò. E così ecco incontrarsi insieme i volti di quell'epoca: da Sassari e da Cagliari; da Oristano e da Sanluri; da Villaurbana e da Ploaghe; da Mores... e da San Gavino. Qualcuno ora disperso per la Sardegna, o più lontano. Ma, in quel momento, lì per lui. Chi di noi sarebbe riuscito a organizzare una cosa del genere? Quale, dei frati assistenti di quell'epoca, avrebbe potuto?

Hai pensato in grande e ci sei riuscito un'altra volta. Ora, Tore, fammi un piacere: aiutami a fare in modo che la mia strada vada a finire dove sei tu adesso. Lo so, è un casino, ma se anche in Paradiso continui a pensare in grande ti riuscirà anche questa.

Ti abbraccio forte.

--Marco

Arrivederci Tiscali

3 Ottobre 2008

Il titolo dice tutto: cambio lavoro. Vado a fare il responsabile del gruppo sistemi in un'azienda sarda. Non faccio ancora nomi perché non mi sembra il momento.

Da un punto di vista di dimensioni, la nuova azienda è sensibilmente più piccola di Tiscali. A volte mi sono chiesto se stare in un'azienda piccola non dia meno sicurezza rispetto ad un'azienda più "corposa", ma non mi sono mai risposto.

Una possibile risposta è quella che Karen Burns riporta nel suo blog, Working Girl. Riporto solo due paragrafi, rimandandovi al link per la lettura del post completo:

You've seen the headlines -- thousands of jobs vaporized at corporate behemoths Lehman Brothers and Merrill Lynch. Some of the world~s biggest businesses face big problems in the coming months.

That's why, if you're looking for work, you should take a long look at small businesses.

Speriamo abbia ragione :-)

Ho già visto quella faccia

28 Luglio 2008

Non mi piace Jovanotti. Non mi è mai piaciuto dai suoi esordi, con quel fare da vincente, i suoi berrettini BOY e la sua parlata forzatamente gergale.

Non mi è piaciuto neanche in séguito, con il suo fare da santone... ho una certa tendenza a fidarmi poco dei santoni, salvo poi essere capace di ricredermi alla prova dei fatti (che la maggior parte delle volte, tristemente, non c'è).

Nondimeno, non ho difficoltà ad ammettere che sia capace di fare cose buone anche lui. La canzone "A te" dell'ultimo album non risulta banale neanche adesso che le radio ci hanno martellato le orecchie, e non solo quelle, facendocela ascoltare diverse volte al giorno.

Ma c'è un'altra sua canzone, una molto meno conosciuta di altre, che secondo me è degna di nota. Quando la sentii la prima volta, in uno dei rarissimi passaggi alla radio, ne rimasi quasi folgorato. Quando arrivò Napster (Dio lo benedica :-) fu una delle prime che andai a scaricare.

Quella canzone è "Barabba".

In "Barabba" Jovanotti, o Lorenzo come preferisce farsi chiamare adesso che ha un'età, fa una critica impietosa alla società Italiana e a tutte quelle persone capaci di trasformarsi in mostri appena ne sia data l'occasione, senza distinzione di ideologia o di colore.

Per chi ha voglia di rifletterci un pò, questo è il testo di "Barabba".


Ho già visto quelle facce, quelle espressioni
in piazza del Duomo dopo le elezioni
son le stesse che gridavan "Barabba! Barabba!"
"Barabba! Barabba!" "Barabba! Barabba!"

Ho già visto quelle facce in piazza Venezia
quando il duce parlava affacciato al balcone
le ho riviste poco dopo in piazzale Loreto
quella stessa fottuta espressione
io conosco quelle facce che bruciavan la strega
le ho riviste rosse in faccia che gridavano "lega!"
aggredire con violenza un passante regolare
che quel giorno non aveva un cazzo da festeggiare

Ho già visto quelle facce in un autobus pieno
dallo stadio ritornare affacciati al finestrino
insultare, sputare, prendere a calci un bidone
ho già visto quelle facce, quell'espressione
è la stessa che gridava "Barabba! Barabba!"
"Barabba! Barabba!" "Barabba! Barabba!"

ho già visto quelle facce a un concerto a Torino
aggredire con insulti un cantante italiano
che cantava per il rispetto dei diritti dell'uomo
le ho riviste l'altra sera in piazza del Duomo

Ho già visto quella faccia in uno specchio riflessa
e l'ho odiata e s'è odiata con tutta se stessa
é la faccia di una massa che ha bisogno di eroi
che assecondino comodamente i vizi suoi
ho già visto quella faccia e la vedrò ancora
in un'altra piazza, in un'altra ora
con un altro slogan con un'altra battaglia
con un'altra fottutissima coda di paglia
ho già visto quella faccia...
ho già visto quella faccia...
è la stessa che gridava "Barabba! Barabba!"
"Barabba! Barabba!" "Barabba! Barabba!"

Nel mio palazzo ci abita un signore anziano
da ragazzo quel signore è stato un partigiano
nei suoi occhi c'è lo sguardo di chi ha visto tanto
di chi ha visto la gioia, di chi ha visto il pianto
la sua faccia che la storia vuol dimenticare
é la faccia che io invece voglio ricordare
ogni volta che sarò tentato di dar ragione
a quel primo che mi passa con la soluzione
espressione di una massa che ha bisogno di eroi
che assecondino comodamente i vizi suoi

Ma la faccia scomoda dei bimbi africani
la fierezza negli sguardi degli uomini cubani
è un cazzotto che ci giudica continuamente
e dice cerca di essere uomo prima di essere gente!
cerca di essere uomo prima di essere gente!
cerca di essere uomo prima di essere gente!
cerca di essere uomo prima di essere gente!

La fine di un mito

15 Luglio 2008

I Toto si sciolgono, definitivamente. Dopo trent'anni, stavolta sembra davvero finita.

After a 31 year career, the current line up of Toto (Steve Lukather, David Paich, Mike Porcaro, Simon Phillips, Bobby Kimball and Greg Phillinganes) have decided to go their separate ways and begin new chapters in their lives.

The band~s final CD "Falling In Between" and subsequent tours around the world have been extremely successful and well received and we have probably been more active than ever in the band~s lifespan.

We managed to capture the last tour on a wonderful DVD ("Falling In Between Live") of which we are tremendously proud, and we all feel the time is right to disband and finish on a high.

If it were not for our loyal fans who have stuck with us through all of the ups and downs we would not have been able to have continued for as long as we did. We would like to thank all our fans all over the world who have continued to support us and we will all be very busy with our own individual projects so we hope to see many of you in the future.

Toto 2008

Il cliente è importante

15 Luglio 2008

Ho la telericarica automatica, ed essendo sceso ieri sotto i 5 Euro di credito mi è arrivato l'avviso che mi sarebbe stata fatta la ricarica qualche ora dopo.

All'ora stabilita, un SMS mi informa che qualcosa è andato storto. Semplicemente, la mia carta di credito è scaduta e quindi la transazione non è andata a buon fine. Stupido che sono...

Vado e metto il numero della nuova carta di credito. Un attimo dopo la Banca mi informa che Vodafone mi ha addebitato un Euro. Ohibò?! Che scherzi sono questi?

A parte l'euro, mi rimane il dubbio se il sistema tenterà o meno la ricarica automatica. Decido quindi di chiamare il 190 più tardi, quando sarò a casa.

Tornato a casa, chiamo il 190, ed è lì che sento il mio fornitore di servizi tutto intorno a me... Ovviamente l'accesso al menù vocale è preceduto da una sbrodolata di informazioni pubblicitarie sulle promozioni attuali; ovviamente l'opzione per contattare l'operatore è l'ultima ma non è ad un numero prevedibile; ovviamente, più ti avvicini al contatto diretto con l'operatore e più ti riempiono le orecchie di cose che non ti interessano. Se non fosse chiaro, cercano di scoraggiarti dal contattare direttamente gli operatori, così potranno assumerne di meno e risparmiare (non guadagnano abbastanza, poverini...).

Ma questa volta è successo altro, che con Vodafone non mi era mai capitato prima: l'attesa per parlare con l'operatore è lunga, ho sentito il messaggio registrato almeno tre volte.

Ecco che finalmente parlo con l'operatore, anzi l'operatrice. Mi dà l'informazione che mi serve riguardo la telericarica. Chiedo anche per l'euro e... sorpresa!!! È dovuto, perché cambiare il numero di carta di credito equivale (per loro) ad una modifica del servizio, e ogni modifica si paga...

Se non fossi già sicuro che con gli altri operatori non va meglio, avrei già avviato le pratiche per cambiare operatore. Ma non mi farebbe neanche così rabbia se non fosse che, col telefono aziendale, ho avuto modo di chiamare il 190. Dovreste vedere come cambiano le cose, quando chiami da un aziendale...

Ecco i clienti che contano: quelli grossi. Io, te... non siamo che ***** che deve limitarsi a pagare per il servizio che usa, e senza rompere troppo i ********.

Che schifo...

Don't wanna be wrapped up in a flag

29 Maggio 2008

Capita di sentire canzoni ti somigliano. Oggi ho cercato di ascoltare "Die for love" dei Kula Shaker facendo attenzione al testo, ed ho sentito qualcosa che mi è piaciuto.

In particolare, la metafora "Don't wanna be wrapped up in a flag" mi ricorda la mia insofferenza ad essere etichettato con una certa ideologia a seconda di quello che sto facendo. Non ho bisogno di portare una bandiera, è già abbastanza difficile essere coerentemente me stesso.

Di séguito trovate il testo della canzone. Non avendo informazioni specifiche mi limito a ricordare che il copyright per la canzone è proprietà degli autori.


Don't wanna be wrapped up in a flag
Or spill blood upon the sand
No don't wanna die for some pack of lies
Or a dream that they made in a room

But I would die for love
Yes I would kneel at your door
Yeah I would die for love
Love, love love

Some people will stick you in the eye
And try to burn you up inside
You don't have to pray for the death of your enemies
You'll defeat them with a song

Yeah I would die for love
Yes I would kneel at your door
Yeah I would die for love

If the voices of fear
Could be banished far from here
In my darkness and pain
There's a song of yesterday

But I would die for love
Yes I would kneel at your door
Oh I would die for love
Love

Richiesta di aiuto per il terremoto nel Sichuan

19 Maggio 2008

Da una ragazza cino-americana che conosco personalmente e con cui sono in contatto mi è arrivato questo "reportage" in presa diretta sul terremoto in Cina. Appena possibile lo tradurrò in Italiano sempre che qualcun'altro di voi, più bravo e veloce, non voglia farlo al posto mio.

Quello che lei chiede, e che io a mia volta chiedo a voi, e di rispondere al suo appello:

> PLEASE, PLEASE, PLEASE...if you can do something, ANYTHING to help..TAKE ACTION NOW before it's too late!!!

Visto il contenuto, mi meraviglia come sia passato dritto fra le maglie della censura...

Grazie in anticipo

-------- Original Message --------

Earthquake in Sichuan

I've been in numbing denial the last couple of days trying to stay calm in the midst of yet another natural disaster in China. This time, it hit a little too close to home. My cousin, Regina, and her mother, my favorite Aunt, were vacationing in Sichuan (from Brazil) and ended up being stuck amidst the rubble. They were just helicoptered out of danger yesterday, but many are still stranded there leaving their lives to fate. I finally got in contact with her several hours ago. My cousin's exhausted voice shook as she retold her experience to me, which she and my Aunt have had to censor for fear of worrying our relatives into a heart attack.

The uncensored version: They were heading uphill into one of the mountains in the region when the earth started shaking and boulders started pouring from all around. Before they could even react to the possibility of falling off the mountain, their tour bus was completely covered in darkness. They had to break the back window and crawl to a relatively safer place. They left everything behind, except for some money and their passports, and spent a night without food and water inside a freezing cold cave in the mountain. The next day, after a night of rainfall and dust storms, they were spotted by some village people, who led them on a 5 kilometer sprint downhill away from the possibly collapsing mountain that sheltered them. Falling rocks and haze accompanied them the whole way. In the nearby village they were provided with blankets, food, water and shelter, which the villagers barely had enough of for themselves. Three ago nizing days go by, no help has arrived and water supply is almost gone. The Chinese military show up on that 3rd day and, after much hesitation, granted them access to a satallite phone for 1 minute per person, per call...for foreigners only. They, miraculously, were able to reach a friend in the Brazilian Consulate to inform us (the relatives) of their safety. Eventually a helicopter arrived to fly them out to Chengdu, but it could only take 3 foreigners and 9 were in the tour group. The millions of Chinese citizens present seemed irrelevant.

Americans, Australians, Germans, foreigners alike may still be stranded in the area with no idea when the next rescue helicopter will come take them away from harm. Approximately 2000 tourists were in that mountain. Several thousand children are now orphaned. 15,000 lives, local and foreign, have been lost so far. More than double that number of bodies are still stuck under rocks and concrete. Corpses have begun to rot. Sanitation, and money, is the least of anybody's concern. There's manure and urine among the edible. People are shelter-less and drinking from infested rivers. There are approximately 50,000 injured, and AT LEAST 50,000 deaths have been forecasted by the end of this disaster. Many Sichuan locals who survive this experience will be desperately seeking a reason to stay alive.

In the midst of all the mayhem, the Chinese people remain hopeful. Rescue teams from all over Asia have arrived to help. It's been 5 days and they have yet to sleep. Aid and funding from all over the world is being sent into China. Charity organizations, multinationals, private orgs, government orgs, the wealthy and poor in China are all donating money and contributing in some way. The people who are stranded are doing everything they can to support each other. According to Regina, there has never been a more touching sight to see than absolute strangers sacrificing themselves and what little they have left for one another. My cousin and Aunt are lucky survivors and their experience has been one of the better ones due to their foreign citizenship. Trauma and exhaustion aside, they are doing all they can to seek help for those who have no means of doing so.

Sichuan is a tour site of villages surrounded by mountainous terrain all around. All roads leading into the area has been blocked. The one sliver of a road that has been cleared so far is ridiculously hard to get to. Helicopters are sprinkling boxes of food, blankets and supplies down from the air, but it's hardly enough. There's no concept of an insurance policy there and millions have already lost their homes and entire life savings with no hope of recovering any of the losses. The ground is still shaking and modes of communication still cut off. PLEASE, PLEASE, PLEASE...if you can do something, ANYTHING to help..TAKE ACTION NOW before it's too late!!!

Il software libero è di tutti!

10 Aprile 2008

Da anni vado sostenendo che, essendo il software libero un patrimonio dell'umanità, associare il software libero ad una ideologia o forza politica sia

  1. una sostanziale falsità, e
  2. un danno per la promozione stessa del software libero.


Sembra che qualcuno cominci a rendersene conto, finalmente. E infatti l'
Associazione Italiana per il Software Libero ha promosso, in occasione delle prossime elezioni, due iniziative interessanti.

La prima è rivolta agli
ELETTORI, ai quali si chiede una petizione online nella quale dichiarano la loro preferenza a votare persone a favore del software libero.

La seconda è rivolta ai
CANDIDATI, a cui è richiesto di sottoscrivere un documento nel quale si impegnano di fronte agli elettori a promuovere e votare leggi che, fra le altre cose, vincolino la Pubblica Amministrazione al software libero e ai formati aperti e rendano illeggittime certe pratiche che limitano la libertà dei cittadini[*]

È anche disponibile una pagina sulla quale sono riportati
i partiti in cui c'è almeno un candidato che ha aderito e quelli che non lo hanno fatto. Nel rispetto della par condicio, l'ordine in cui i partiti compaiono nella pagina è casuale (provate a fare il reload un paio di volte :-)

[*] L'attenzione è posta sul cosiddetto "trusted computing"; per farsi un'idea in breve può essere interessante vedere cosa si dice ai seguenti URL:

vota per il software libero! (banner)

Falling in Between Live

25 Marzo 2008

Per il mio compleanno mi è stato regalato, fra l'altro, l'ultimo DVD Live dei Toto.

Qualsiasi commento sulle qualità dei musicisti o sulla musica sono assolutamente superflue: il gruppo esiste dal 1977, e sebbene non abbia più il séguito che ottenne nel 1982 con canzoni come "Rosanna" e "Africa" non ha cessato di creare dei pezzi pregiatissimi.

Soprattutto, non ha cessato di evolvere. Parecchi gruppi storici, Italiani e stranieri, si sono schiacciati sul loro passato ed ora vanno in giro a fare, per la maggior parte, revival.

Con i Toto è tutta un'altra musica (scusate il doppio senso!). Basta ascoltare l'ultimo album, Falling in Between, che è un album estremamente moderno, addirittura con qualche aderenza all'heavy metal.

Vedere i Toto suonare dal vivo, almeno in DVD, rende abbastanza bene le emozioni che probabilmente si provano a stare sotto il palco, emozione che disgraziatamente non ho potuto provare. Ma il video è fatto bene e trasmette molta energia e molta carica.

Da ascoltare, assolutamente!!!, la parte centrale semiacustica, con alcuni pezzi di pregio e in particolare la versione di "Stop loving you" cantata da Tony Spinner, da parecchi anni chitarrista di supporto ai tour del gruppo: voce molto bella per timbro ed estensione, che rende piacevolissimo riascoltare quella che è stata forse l'ultima canzone di successo dei Toto.

Per quanto riguarda la riscoperta di pezzi più vecchi, è molto bella la versione di "Isolation" cantata da Bobby Kimball. Certo fa un pò fatica ad arrivare alle note più alte, credo che la voce di Fergie Fredriksen fosse inarrivabile da quel punto di vista.

Non avevo mai "sentito" Isolation così, al punto che nei giorni successivi ho riascoltato l'album diverse volte, rinforzando quello che ho sempre pensato: ad ascoltarlo oggi non dimostra vent'anni, era evidentemente troppo moderno quando è uscito. Peccato.

Cosa non mi è piaciuto? Sembrerà una bestemmia, ma... gli assoli di Steve Lukather li trovo sempre un pò troppo pesanti. È bravissimo, è risaputo. E proprio per questo non dovrebbe cercare di dimostrarlo ogni volta...

Quattro mesi...

24 Marzo 2008

Quattro mesi. Tanto ci vuole per poter fruire di una visita neurologica.

Andiamo con ordine. Mi viene raccomandato di fare una visita neurologica per un piccolo fastidio che ho alla coscia destra. Niente di particolare, ma si vuole capire se è in qualche modo collegato ad un altro problema che mi perseguita da qualche mese (vedere il post "Cosa è successo" del 14 Febbraio). La raccomandazione è: cerca di fare la visita all'ospedale X; se ti propongono il poliambulatorio Y lascia perdere, perché è come se non ti vedessero.

Chiamo il Centro Unico di Prenotazione e chiedo: "Mi scusi, quanto è possibile prenotare una visita Neurologica all'Ospedale X?"; risposta "A Luglio"; uhmmmmm... "Ci sono altre possibilità?"; "Posso farla vedere dal dottor N il 31 Marzo, o dal dottor M il 27"; "Dove?"; "Al poliambulatorio Y"...

Quindi, se hai bisogno di una visita seria, le possibilità non sono molte:

1) se stai male, ma non sei (ancora) grave: aspetti (il che significa correre il serio rischio di veder peggiorare le proprie condizioni di salute nel frattempo);

2) fai subito una visita di discutibile accuratezza e utilità

3) vai a pagamento da uno specialista serio, se hai i soldi;

4) aspetti che il problema diventi grave e ti presenti al pronto soccorso dove, a quel punto, non potranno fare a meno di ricoverarti.

...e intanto "loro" si insultano e fanno promesse.

Il regno degli hacker è finito. Ed Ekiga non è una merda

29 Febbraio 2008

Il mio ultimo post (Skype now has no free software competitor. Or has it?) ha fatto letteralmente infuriare il principale sviluppatore di Ekiga, Damien Sandras. La mia affermazione, e cioè che dopo la fine di Wengophone (che fine non è) Ekiga non è in grado di proporsi come concorrente di Skype, equivale per lui ad affermare che Ekiga è una merda.

E siccome dire che Ekiga è una merda è affermazione sufficiente a far perdere le staffe a qualunque programmatore che investe il suo tempo libero in quel progetto, Damien si è sentito in dovere o in diritto di offendermi nel tentativo di ferirmi. Questo mi ha indotto alcune riflessioni.

Primo: non ho mai detto che Ekiga è una merda. Ho invece affermato che avevo trovato scadente il servizio SIP di default (Diamondcard.us). Forse è dipeso dalla destinazione delle mie chiamate, forse dipende solo dal provider, forse Ekiga non ha neanche un pò di colpa in questo. Ma ho raccontato la mia esperienza, negativa, e non vedo ragione valida per cui avrei dovuto tenermela per me.

Secondo: nel mio blog riferico quelle che sono opinioni personali. Giuste o sbagliate che siano, sono le mie. E fintantoché mi mantengo nei giusti limiti della mia libertà di espressione credo di poter dire ciò che penso.

I think people who do not have technical knowledge should think a bit more before writing crap, because it demotivates people and it is doing bad press.
[...]
The article you point out is a critic though, and an uneducated one...

Bell'affondo. Damien mi ha deliberatamente paragonato al Panerai di turno, a uno qualsiasi di quei giornalisti che scrivono di tecnologia per sentito dire, facendo copia e incolla da comunicati stampa o mettendo insieme quasi a caso pezzi di interviste che non capiscono. Dal canto mio, pur se non ho mai ritenuto di essere esperto in qualcosa, di certo non ritengo di essere una persona che non ha conoscenze tecniche.

Nel resto dell'email Damien si produce in altri tentativi di avvilirmi, prendendo anche qualche cantonata:

Ekiga can be used with any SIP provider (including the one provided by Wengo), OpenWengo could only be used with their own service. The author complains about the service *suggested* by Ekiga, not about Ekiga itself, which is a shame because he has the *choice* to change if he does not like it. Perhaps having the choice is too complicated for some people.

In realtà Wengophone permette di scegliere il provider a partire dalla versione 2.1, il che lo ha ulteriormente rafforzato nella sua posizione di concorrente free di Skype (che. al contrario, non lascia alcuna possibilità di scelta). Secondo Damien io sono una specie di "roccia" che non sa uscire dai binari tracciati dei default, e questo non è vero. LA realtà è che Damien, come molte altre persone esperte nel loro campo, non riesce a calarsi nei panni dell'utente medio, della persona non esperta, per la quale avere un programma che funziona semplicemente coi default senza necessità di configurazioni particolari è un conforto non indifferente. È vero, Ekiga lascia tutta la libertà di scegliere il provider che si ritiene migliore. Ma forse questo è abbastanza per avere un default insoddisfacente? Ed è abbastanza per fare a merda chiunque abbia osato rendere noto di aver constatato di persona una pessima qualità di servizio?

The author also complains that there is no MacOS build. Perhaps he could spend some time on providing one because the current code works on MacOS.

Questa affermazione, si, mi ha fatto arrabbiare.

Secondo Damien, e disgraziatamente anche molti altri, chi trova un difetto in un software ma non è in grado di fornire un contributo attivo alla sua correzione dovrebbe tapparsi la bocca e mangiare quello che passa il convento. Le critiche senza patch non sono ammesse.

Damien, e disgraziatamente anche molti altri, sono rimasti a quell'epoca antica in cui gli utilizzatori dei sistemi liberi erano solo degli sviluppatori, hacker pronti a mettere le mani sul codice per far funzionare un software o un sistema operativo.

Damien, e disgraziatamente anche molti altri, hanno perso il contatto con la realtà e non si rendono conto che se prima ad usare Linux erano sviluppatori ed utenti particolarmente smaliziati, oggi quelle stesse classi di utilizzatori sono in minoranza. La maggior parte degli utenti non sono hacker o sviluppatori esperti, e pretendere che si tappino la bocca perché non sono in grado di mandarti una patch è offenderli nella loro stessa dignità. E questo è inaccettabile.

The Ekiga team does not care about MSN, Yahoo and friends. Ekiga is a VoIP softphone, not an instant messenger.
[...]
We do not have time to loose on proprietary protocols. We prefer spending this time on sexy IP Telephony features (not supported by OpenWengo btw).

Scelta rispettabilissima. Ma allora non incazzarti, caro Damien, se Ekiga non viene preso sul serio come concorrente di Skype. Ekiga è un bel softphone, ma per fare concorrenza a Skype gli mancano i presupposti.

Seminario "Parliamo di SOA"

23 Febbraio 2008

Martedì scorso, 19 Febbraio, io e Antonio Pintus abbiamo tenuto il seminario Parliamo di SOA, una introduzione all'argomento della Service Oriented Architecure.

Le slide sono disponibili direttamente dal sito dei semianri del GULCh (in PDF) oppure su SlideShare.

Ma cosa sono le SOA? Quanto segue è tratto dalla presentazione del seminario.

Le SOA

Esistono diverse definizioni di SOA, ciascuna delle quali si concentra su particolari aspetti del concetto generale. Nella definizione più ampia e generale possibile, SOA (Service-oriented Architecture) è un paradigma per la realizzazione e la manutenzione di processi implementati su sistemi distribuiti su vasta scala. Per estensione vengono chiamate SOA anche le architetture implementate sulla base di questo paradigma.

Le SOA trovano applicazione ovunque si abbia un insieme di sistemi eterogenei, le cui funzionalità devono essere armonizzate e coordinate insieme per creare dei servizi.

Spesso ciascuna di queste funzionalità è erogata da un sistema "legacy", ovvero un sistema dedicato, completamente scollegato dagli altri, che espone un proprio protocollo o API proprietario. Spesso sistemi diversi fanno capo per la loro gestione a gruppi diversi all'interno della stessa azienda; in alcuni casi si può trattare di servizi che sono completamente esterni e quindi fuori dal controllo dell'azienda stessa.

A tutto questo si aggiunga che di fronte alla necessità di costruire nuovi servizi sopra gli stessi componenti o con l'adozione di componenti ulteriori, o di far evolvere i servizi esistenti per implementare nuove funzionalità, bisogna poter rispondere con la massima rapidità possibile.

Diversi ordini di problemi si oppongono. L'eterogeneità e la decentralizzazione sono caratteristiche inevitabili di un sistema distribuito complesso; affidarsi ad un unico vendor non aiuta (un vendor sa fare bene un prodotto e meno bene un altro, e non ci si può affidare 100% ad uno solo senza rimanerne prima o poi scottati); a volte si rende necessario cambiare vendor o prodotti, e questo deve essere possibile, per quanto difficile, senza dover stravolgere completamente i processi aziendali.

Gli approcci normalmente utilizzati per gestire queste situazioni (p.e.: centralizzazione, omogeneità dei sistemi, omogeneità dei vendor e dei prodotti...) segnano il passo di fronte alla complessità dei problemi e all'impossibilità di far evolvere l'architettura in modo omogeneo secondo uno schema coerente.

Introducendo i concetti base di servizio, interoperabilità e loose coupling, il paradigma SOA fornisce gli strumenti teorici per gestire questa complessità, garantendo flessibilità e creando le condizioni necessarie per l'evoluzione.

È un approccio pervasivo, che entra a tutti i livelli: le parti in causa nella realizzazione di un servizio sono quella cosiddetta "IT", che gestisce materialmente hardware e sistemi, quella "Operativa" e di "Sviluppo" che crea e gestisce il software che implementa i servizi, e quella "Business" che descrive i flussi che devono essere implementati sul sistema. Tutte queste componenti devono essere organizzate non solo secondo le loro competenze, ma devono saper andare anche un pò oltre, perché solo avendo una comprensione almeno minima delle problematiche affrontate dagli altri settori si può arrivare a disegnare bene la propria parte. Insieme a questi team specializzati è necessaria anche la presenza di un team che, conoscendo i processi e l'architettura ad alto livello, sappia individuare e anche anticipare i problemi, rivolgendosi ai team specifici per la loro soluzione. È evidente che in tutte quelle realtà dove le "business unit" sono state concepite come camere stagne, le SOA entrano all'interno della stessa organizzazione del lavoro (e non solo della realizzazione dei servizi), e richiedono un cambiamento radicale.

Àmbiti di applicazione

L'applicazione delle SOA è in crescita in àmbito sia commerciale che scientifico.

In un ambito commerciale pensiamo ad esempio alla gestione di un ordine di acquisto che viene effettuato via web: viene richiesto l'acquisto e la spedizione di un certo bene, e la richiesta deve essere gestita su un certo numero di sistemi diversi, sia interni all'azienda che esterni (la base dati dei clienti, la base dati di inventario dei beni richiesti, la gestione del pagamento per carta di credito, la spedizione effettiva del bene richiesto, la fatturazione, la spedizione della fattura...).

In ambito scientifico pensiamo ad esempio ad esperimenti di bioinformatica che, utilizzando dati e procedure sia interni che pubblicamente disponibili, mirano a scoprire le correlazioni genetiche in una particolare patologia: il centro di ricerca A fornisce un servizio di consultazione di una propria base di dati genomici; l'ente B mette a disposizione dei servizi che consentono di effettuare una "feature selection" e "filtering" di questi dati per estrarre solo quelli relativi a particolari geni di interesse; l'ente C mette a disposizione dei servizi per l'applicazione di algoritmi generici di Data Mining (p.e.: Reti Bayesiane, Support Vector Machine (KVM), K-nearest neighbor...). A questo punto, un quarto laboratorio di ricerca, attraverso una composizione di questi servizi remoti, può costruire il proprio particolare esperimento creando un processo che: prelevi una base di dati attraverso il servizio A, effettui su di questa una "feature selection" attraverso il servizio B, e infine costruisca ed applichi ai dati filtrati una classificazione mediante un algoritmo fornito dai servizi C.

Cosa è successo

14 Febbraio 2008

Ai pochi che sono rimasti ad aspettare che io scrivessi qualcosa, credo di dovere una spiegazione per un anno di silenzio.

Innanzitutto non è stato un silenzio totale. Come avevo detto il 2 Novembre 2006, sto scrivendo un blog sul Free Software Magazine, anche se un pò a fatica.

Da febbraio a fine maggio 2007 sono stato sufficientemente incasinato col lavoro da non avere tempo per scrivere anche qui (e, in verità, non ho scritto molto in generale).

Poi sono stato in ferie in Bretagna, e chi è più strettamente in contatto con me sa che ho anche pubblicato qualche foto su altri canali. Almeno per un pò. Poi anche quello si è interrotto.

La ragione è che da fine luglio ho un problema di salute che ancora non si è completamente risolto. Non mi va di dare dettagli in un luogo pubblico, per quanto virtuale; posso solo dire che i mesi di Agosto e Settembre sono stati probabilmente i più difficili della mia vita.

La gestione del problema mi ha rubato molto tempo finora, e questo è sicuramente uno dei motivi per cui mi si è visto poco da queste parti (e non solo) fino a oggi.

Ma nel tentativo di recuperare un pò di normalità, potrete trovarmi presto in due manifestazioni.

Il 16 Febbraio parteciperò con l'associazione ApritiSoftware alla giornata di promozione del software libero indetta dalla quarta circoscrizione a Cagliari. Per chi ci sarà, ci vedremo in mattinata all'oratorio della Parrocchia di San Paolo, in Piazza Papa Giovanni XXIII a Cagliari.

Il 19 Febbraio, alle nell'aula magna di Matematica del Palazzo delle Scienze in Via Ospedale a Cagliari, alle ore 18:30 si terrà il seminario "Parliamo di SOA", dove sono corelatore insieme ad Antonio Pintus.

Se passerete a trovarmi mi farà piacere.

Archivio blog 2006

1 Gennaio 2008

L'archivio del blog a tutto il 2006 è disponibile qui

L'assurdo mestiere

6 Marzo 2007


Ci metterò la mani e un genio da inventore
Ci metterò un dolore che so io
Ci metterò l'asfalto e il sogno di un attore
Che appoggia il manoscritto sul leggio
E tirerò il cemento come un muratore sa non è possibile
E tesserò una tela che sarà una vela grande e irrestringibile
E tergerò la fronte con la mano aperta per il gran sudore
E accorderò strumenti con il tocco esperto che ha un suonatore
Mi metterò seduto li a impagliare sedie per sedermi insieme
Mi stupirò di non averlo fatto mai e di averlo fatto bene
Perché c'è sangue, c'è fatica, c'è la vita
Anche se a volte ci si spezza il cuore
In questa assurda specie di mestiere
Benedetto tu sia per quel ciuffo di pelo nero
Che se l'hai fatto tu non è cosa brutta davvero
E per le storie eterne dei cartoni animati
Per quei pazzi o quei saggi che li han disegnati
E per quel che si mangia si respira e si beve
Per il disegno allegro della pipì sulla neve
E per le cose tonde e per le cose quadre
Per le carezze di mio padre e di mia madre
Per il futuro da leggere invano girando i tarocchi
Per le linee della mano diventate rughe sotto gli occhi
Perché tutto è sbagliato ed è così perfetto
Per ciò che vinco e ciò che perdo se scommetto
Tu sia benedetto
Benedetto tu sia
Per avermi fatto e messo al mondo
E per quel che ho detto prima ti perdono
Di non avermi fatto alto e biondo
Ma così stupido e così vero
Con l'eterna paura dell'uomo nero
E del viso bianco come calce
Di quella sua signora con la falce
Che come tutti prima o poi mi aspetto
E per cui altri ti han benedetto
Ma io no
Mi dispiace ma sono solo un uomo e non ne son capace
Ma c'è una cosa che ti chiedo ed è un favore
In cambio del bisogno del dottore
Mentre decidi ogni premio e ogni castigo
Mentre decidi se son buono o son cattivo
Fa che la morte mi trovi vivo
E se questo avverrà io ti prometto
Che mille e mille volte ti avrò benedetto
E se per caso non ci sei come non detto
E avrò davanti agli occhi la mia mano aperta per il troppo sole
E andrò verso la notte con il passo calmo del seminatore
Aspetterò seduto lì per dare un nome all'ombra di qualcuno
Che per un poco sembrerà sia tutti e non sarà nessuno
Perché c'è sangue, c'è fatica, c'è la vita
Anche se a volte ci si spezza il cuore
In questa assurda specie di mestiere
Che è l'amore

Giorgio Faletti

L'infezione

20 Febbraio 2007

Se nella mano non hai ferite, tu puoi tenere in mano il veleno, perché non cè avvelenamento dove non cè ferita. In modo analogo, non cè male per chi non ne commette.

Basta solo una screpolatura, una lacerazione minima o un piccolo taglio della cute ed ecco che linfezione sinsedia, il veleno sincunea, il morbo si trasmette. Parte da questa semplice rivelazione il detto della Suttapitaka, un testo della tradizione spirituale indiana: se si lascia aperto un varco, il male sinsinua nellanima e progressivamente lavvelena. Si delinea, così, una sorta di legge dello spirito che è formulata in maniera radicale da quel testo: «Non cè male per chi non ne commette». Ora, noi sappiamo che le cose sono spesso più complesse perché la creatura umana è non solo limitata, fragile e debole ma è anche immersa in un mondo che la assedia e la insidia.

C'è, quindi, una labilità di partenza, quella che la tradizione cristiana ha chiamato «il peccato originale». Detto questo, però, è altrettanto vero che la superficialità, lorgoglio e lincoscienza spingono la persona umana a non curarsi né delle ferite né del rischio di essere infettata dal male. Un autore "laico" come il critico ottocentesco Francesco De Sanctis, nella sua popolare Storia della letteratura italiana, annotava in modo acuto: «Quando un male è sparso dappertutto e diventa così ordinario che se ne ride, è cancrena e non ha rimedio». Ecco, ciò che manca ai nostri giorni è questa consapevolezza; si fa prevenzione contro tutti i rischi con vaccini di ogni genere, ma non si ha nessuna profilassi o tutela dellanima. E così, attraverso le piccole ferite della superficie della vita, passa un contagio morale che intossica la coscienza e il cuore.

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